Cooperative aderenti

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Struttura e performance delle cooperative associate a Legacoop

 

 

La struttura delle cooperative associate a Legacoop

Nel 2017 le 150 cooperative attive associate a Legacoop in Umbria hanno occupato 15.074 persone e hanno associato 500.132 soci, con un valore della produzione aggregato di 4.109.706.644 euro. Nel 2018 il numero di cooperative associate a Legacoop è cresciuto a 152 unità. Il 48% è rappresentato da cooperative appartenenti al settore produzione e servizi, il 37% al settore sociale e l’11% a quello agroalimentare. In termini di numerosità delle imprese associate questi tre settori rappresentano il 96% delle cooperative associate a Legacoop in Umbria.

Delle 150 cooperative associate a Legacoop 110 cooperative, con 12.178 occupati, 497.754 soci ed un valore della produzione aggregato di 3.980.525.021 hanno la sede legale in provincia di Perugia, mentre 40 cooperative con 2.896 occupati, 2.378 soci ed un valore della produzione aggregato di 129.181.623,  hanno la sede legale in provincia di Terni.

 

Le cooperative associate a Legacoop negli anni della crisi

Dal 2008 la crisi ha comportato, anche in Umbria, il calo dell’occupazione, la diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie e una generale stagnazione dei consumi. La crisi in Umbria è stata più lunga e profonda che in altre aree del paese. In questo contesto le cooperative associate a Legacoop hanno fatto registrare una contrazione del numero delle imprese aderenti – le cooperative attive nel 2007 erano 159 a fronte delle 152 cooperative attive nel 2018 – a cui è però stato associato un incremento del numero degli occupati, che sono passati da 13.866 unità nel 2007 a 15.074 nel 2017. Anche il numero di soci, negli anni della crisi, è aumentato passando dalle 469.103 unità nel 2007 alle 500.132 unità nel 2017.

Analizzando le dinamiche occupazionali delle cooperative è possibile rilevare come mentre nel periodo 2007-2011 gli occupati crescono significativa- mente passando da 13.866 a 14.895 unità,  nel periodo 2011-2015 l’incremento degli occupati è più contenuto – gli occupati nel 2015 sono infatti 15.093 – e si arresta nel periodo 2016-2017, anni in cui si registra una contrazione degli occupati che sono 15.074 nel 2017.

Analizzando la dinamica del numero dei soci è utile sottolineare che la diminuzione del numero di soci avvenuta nel 2016 è dovuta in larga parte ad un’operazione di aggiornamento dei registri soci che ha portato, nel rispetto di quanto definito dalla legislazione cooperativa, alla cancellazione di una parte dei soci che non avevano più rapporti con la cooperativa di appartenenza. Per comprendere ed interpretare il numero dei soci delle cooperative umbre va poi evidenziato che una singola persona può essere socio di più cooperative e che i 500.132 soci comprendono anche persone non umbre.

Nel 2017 le cooperative associate a Legacoop hanno associato 500.132 persone, di queste 472.913 sono soci di cooperative di consumo e 5.882 sono soci di cooperative di abitanti, 9.280 sono soci di cooperative appartenenti al settore agroalimentare, 4.028 sono soci di cooperative di lavoro appartenenti al settore produzione e servizi, 4.933 sono soci di imprese appartenenti al settore sociale e, infine, 3.096 sono soci di imprese appartenenti al settore dettaglianti.

Gli occupati delle cooperative associate a Legacoop nel 2017 erano 15.074 con un incremento dell’8% rispetto ai 13.866 occupati del 2007. Nel periodo 2007-2017 i settori che hanno fatto registrare il maggior incremento di occupati sono quello sociale (+22%), il settore produzione e servizi (+8%) e quello dei dettaglianti (+6%). I settori con il maggior numero di occupati sono: produzione e servizi con il 42% degli addetti totali; sociale con il 37% degli occupati totali e le cooperative di consumatori che hanno il 16% del totale addetti.

                                                                                          (*) In queste Tabelle i dati sono disaggregati sulla base delle associazioni, distretti e dipartimenti

                                                                                          presenti in Legacoop Umbria al 31/12/2018.

 

 

Il peso delle cooperative associate a Legacoop in Umbria

 

L’Umbria, anche dopo la crisi, si conferma una regione ad “alta intensità cooperativa”. Questo aspetto era già stato evidenziato nelle analisi compiute sulla cooperazione umbra nei primi anni Duemila, tali studi avevano infatti rilevato che le imprese cooperative umbre, pur essendo numericamente poco rilevanti, avevano un importante peso in termini di contributo alla produzione del Pil regionale, del valore aggiunto e degli occupati.

I dati del rapporto Istat-Euricse confrontati con i dati del Centro Studi Legacoop Umbria permettono di rilevare il peso delle cooperative associate a Legacoop sul totale delle imprese cooperative in Umbria.

Analizzando i dati è possibile osservare che in termini di numerosità delle imprese le cooperative associate a Legacoop nel 2015 rappresentavano il 22% delle cooperative attive in Umbria, analizzando questo aspetto il peso delle cooperative associate a Legacoop nel periodo 2007-2015 ha fatto registrare una leggera contrazione. Nel 2007 infatti le cooperative associate a Legacoop erano 159 a fronte di 678 cooperative attive e costituivano il 23,4% del totale.

I dati relativi agli occupati descrivono una situazione molto differente rispetto a quella osservata analizzando la numerosità delle imprese. Gli occupati delle cooperative associate a Legacoop nel 2015 erano infatti 15.093 e rappresentavano il 79% del totale degli occupati delle imprese cooperative in Umbria, l’incidenza degli occupati delle cooperative associate a Legacoop negli anni della crisi è aumentata, infatti nel 2007 i 13.866 occupati delle cooperative associate a Legacoop rappresentavano il 76% del totale.

 

Il dato che meglio descrive il peso della imprese cooperative associate a Legacoop sull’economia regionale è quello del valore aggiunto. Nel 2015 le cooperative associate a Legacoop hanno generato un valore aggiunto di 567.596.564 euro che rappresenta l’85% del valore aggiunto generato dalle imprese cooperative in Umbria. L’Umbria è la seconda regione in Italia per incidenza del valore aggiunto generato dalle cooperative. L’analisi settoriale del valore aggiunto generato dalle cooperative associate a Legacoop evidenzia che il primo settore che contribuisce a produrre valore aggiunto è quello delle cooperative di produzione e servizi con 182.871.072 euro (32%), il secondo il settore e quello dei dettaglianti con 130.800.664 euro (23%), il terzo è il settore sociale con 114.410.789 euro (20%) ed il quarto è il settore delle cooperative di consumatori con 113.776.193. Contribuiscono in modo più contenuto alla produzione del valore aggiunto le cooperative del settore agroalimentare (4%). L’analisi del valore aggiunto, molto più della semplice analisi del valore della produzione e dei soli occupati, descrive un movimento cooperativo plurale presente nei diversi settori dell’economia regionale.

 

 

 

Performance economiche delle cooperative associate a Legacoop

 

 Il valore della produzione

Nel 2017 il valore della produzione delle cooperative aderenti a Legacoop è stato pari a 4 miliardi di euro con un incremento di 280 milioni di euro (+7%) rispetto al 2016 e di 900 milioni rispetto al 2012 (+28%). Analizzando il dato dal 2008 al 2017 osserviamo una crescita di 2 miliardi di euro, pari al 51%. Positivo il trend delle cooperative di consumatori che rispetto al 2008 crescono del 25% e quello delle cooperative di dettaglianti che crescono di 1 miliardo. Trend negativo, invece, per le cooperative di abitanti che dal 2008 al 2012 registrano una rilevante diminuzione del valore della produzione imputabile alla crisi del settore immobiliare.

 

 

I redditi da lavoro

L’analisi dei dati relativi al costo del lavoro fa emergere un aumento del 48% nel settore dettaglianti che passa da un valore di 18 milioni di euro, nel 2008, a 26 milioni di euro nel 2017. Dato in crescita, del 6%, nelle cooperative di consumatori, di 1 milione di euro nel 2012 e di 5 milioni di euro dal 2008 al 2016. Cresce del 7% anche il settore produzione e servizi, passando da 135 milioni nel 2008 a 144 milioni di euro nel 2017, dopo aver registrato una flessione dell’8% nel 2012. Trend positivo per le cooperative sociali, che attestano una crescita di 15 milioni di euro (+16%). Graduale diminuzione del costo del lavoro nel settore abitanti che passa da 1 milione di euro nel 2008 a 352 mila euro nel 2017. Trend negativo per il settore agroalimentare che registra una flessione del costo del lavoro pari a 1 milione di euro nel periodo 2008-2017.

 

 

Il margine operativo lordo

Analizzando i dati del margine operativo lordo, è possibile osservare che nel settore agroalimentare, nel 2012, il margine operativo lordo diminuisce di oltre 1 milione di euro rispetto al 2008 per poi tornare a crescere del 15% nel 2016 e nel 2017. Nel settore consumatori osserviamo una crescita pari al 48% nel 2012, ed una diminuzione di 20 milioni di euro nel 2016 rispetto al 2012. Il dato torna a crescere nel 2017 con un aumento del margine operativo lordo di 3 milioni di euro, rispetto all’ anno precedente. Nel settore dettaglianti si registra una crescita di oltre il 50% (82 milioni di euro). Nel settore produzione e servizi si evidenzia una crescita dell’11%. Performance positiva anche nelle cooperative sociali dove si registra una crescita di 4 milioni di euro. Il rapporto tra il margine operativo lordo e il valore della produzione nel 2017 è pari all’11% nel settore produzione e servizi, del 5% nel settore agroalimentare e in quello dei dettaglianti. Nel settore sociale il rap- porto è pari al 3,7% e nel settore consumatori all’1,78%. Si evidenzia un dato negativo del 12% nel settore abitanti.

 

 

 

 Proventi e oneri finanziari

Dall’ analisi dei dati emerge una diminuzione degli oneri finanziari nel settore abitanti, passando da -1 milione e 600 mila euro nel 2008, a -12 mila euro nel 2017.  Nel settore agroalimentare si registra una riduzione del 30%, pari a 400 mila euro. Nelle cooperative di consumatori diminuiscono i proventi, passando da +19 milioni di euro, nel 2008, a -1 milione euro nel 2017.  Nel settore dettaglianti, dal 2012 al 2016, si rileva una crescita degli oneri pari a 20 milioni.  Nel 2017 si registra una considerevole diminuzione degli oneri pari al 90%.  Nelle cooperative di produzione e servizi si registra una riduzione di 400 mila euro, mentre resta stabile il valore degli oneri nelle cooperative sociali pari a -1 milione e 600 mila euro.

 

 

Imposte e tasse

L’analisi mostra una diminuzione di 8 milioni di euro, dal 2008 al 2012, ed una crescita di 29 milioni di euro nel 2017, dato imputabile alla crescita delle imposte nelle cooperative di consumatori. Le cooperative di abitanti registrano un decremento delle imposte, di oltre 100 mila euro. Anche nel settore agroalimentare si evidenzia una riduzione pari al 16%. Le imposte si riducono nel settore produzione e servizi passando da 7 milioni di euro nel 2008 a 3 milioni nel 2017. Nel settore dettaglianti si evidenzia una crescita di 3 milioni di euro nel 2012, una riduzione di 2 milioni nel 2016 ed un nuovo incremento di 5 milioni, nel 2017. Nelle cooperative sociali le imposte crescono dal 2008 al 2012 di 1 milione e 200 mila euro, per poi registrare una notevole flessione nel 2017, pari a 1 milione di euro.

Nel 2016 il dato delle imposte e tasse è negativo a causa delle performance nel settore consumatori dovute all’ applicazione delle norme fiscali.

 

 

Il risultato di esercizio

L’analisi degli andamenti settoriali mette in evidenza una situazione di miglioramento passando da una perdita di 14 milioni di euro nel 2012 ad un utile di 77 milioni di euro nel 2017. Nel dettaglio, le cooperative sociali hanno registrato un trend positivo passando da una perdita di 615 mila euro ad un utile di 605 mila euro. Performance positiva anche per le cooperative di dettaglianti,  se pur con una diminuzione del 15% nel 2017 rispetto al 2016.  Nelle cooperative di abitanti si registra un forte andamento negativo imputabile alle performance di una impresa. Migliorano le performance delle cooperative del settore agroalimentare che registrano un miglioramento significativo passando da una perdita di 123 mila euro nel 2016 ad un utile di 264 mila euro. Si registra un trend positivo nel settore produzione e servizi con una crescita del 18%, mentre trova conferma nel 2017 il trend negativo del settore consumatori.

 

 Le immobilizzazioni

L’analisi dei dati aggregati delle immobilizzazioni denota una crescita degli investimenti quasi in tutti i settori analizzati.  Di rilievo le immobilizzazioni nelle cooperative di dettaglianti, che crescono mediamente del 20% ogni anno. Nel settore produzione e servizi si registra un incremento delle immobilizzazioni per 25 milioni di euro. Trend positivo anche nel settore sociale e agroalimentare con una crescita del valore delle immobilizzazioni rispettivamente di 5 milioni (+10%) e di 7 milioni di euro (+30%). Trend negativo nel settore abitanti che segna una flessione di 13 milioni di euro (-60%), e nel settore consumatori dove le immobilizzazioni diminuiscono del 13%.

 

Il capitale sociale

 

I dati esaminati mostrano un andamento positivo del capitale sociale, tenendo conto della cessazione delle cooperative miste presenti soltanto nel 2008.  Il capitale sociale è cresciuto a livello aggregato del 35%. Nel settore dettaglianti si evidenzia un aumento di capitale sociale di 47 milioni di euro. Trend negativo nel settore agroalimentare e abitanti con una diminuzione rispettivamente di 4 milioni, e di 300 mila euro. Positivo l’andamento del capitale sociale nel settore consumatori, che cresce di 2 milioni di euro, e nel settore sociale che registra un aumento di 5 milioni di euro.

 

 

 

Il patrimonio netto

 

Facendo un’analisi settoriale è possibile rilevare una diminuzione del patrimonio netto nel settore abitanti di 12 milioni di euro. Il trend negativo è determinato dalla crisi di alcune imprese. Nel settore consumatori si registra una diminuzione di 91 milioni di euro, risultato imputabile alle performance di una impresa. Significativo il dato registrato nel settore dettaglianti dove il patrimonio netto cresce di 400 milioni di euro e in quello di produzione e servizi che registra un aumento di 100 milioni di euro. Non si registrano variazioni di rilievo del patrimonio netto nei settori agroalimentare e sociale che mantengono un trend positivo. Il dato delle cooperative miste è rileva- bile per un solo anno dei quattro esaminati (2008) poiché le imprese hanno cessato la loro attività. Pertanto, dal 2012 al 2017, si può constatare una crescita complessiva del patrimonio netto del 27%.

 

 

I debiti

Negli anni esaminati il valore aggregato dei debiti ha subito una diminuzione del 13%. Facendo un’analisi settoriale si evidenzia una crescita di 6 milioni di euro nel settore abitanti e di 20 milioni nelle cooperative del settore agroalimentare. I debiti diminuiscono nel settore consumatori di 272 milioni di euro (-27%), così come nelle cooperative di produzione e servizi dove si registra una diminuzione di 64 milioni, pari al 28%. Nel settore dettaglianti i debiti diminuiscono del 12%, dato che torna a crescere di 8 milioni di euro dal 2016 al 2017. Nel 2012, i debiti delle cooperative sociali crescono del 30%, pari a 25 milioni, e di 10 milioni di euro dal 2012 al 2017 (+8%).

 

I crediti

Nel corso degli anni presi in considerazione il totale dei crediti è cresciuto dell’8% passando da 791 milioni nel 2008 a 857 milioni di euro nel 2017. Facendo un’analisi dei singoli settori i crediti crescono nelle cooperative di produzione e servizi per un valore pari a 8 milioni di euro e nelle cooperative di dettaglianti di 13 milioni di euro. Si registra una diminuzione di 1 milione di euro nel settore abitanti e di 5 milioni di euro nel settore agroalimentare. Anche nel settore sociale i crediti diminuiscono di 3 milioni di euro.

 

Le riserve

Dall’analisi del dato aggregato emerge un aumento delle riserve pari a 200 milioni di euro. Facendo un’analisi settoriale emerge un aumento delle ri- serve nel settore dettaglianti, pari a 250 milioni di euro. Considerevole la crescita nelle cooperative di produzione e servizi dove le riserve registrano un aumento di 60 milioni di euro (+51%). Nel settore sociale, dal 2012 al 2016, le riserve diminuiscono di 3 milioni (-10%) passando da 19 milioni a 16 milioni; tuttavia il trend è positivo data la crescita delle riserve di 1 milione di euro dal 2016 al 2017. Valore in aumento di 2 milioni di euro anche nelle cooperative agroalimentari (+9%). Nel settore consumatori il valore delle riserve cresce dell’8% dal 2008 al 2012 e diminuisce del 23% dal 2016 al 2017. Nelle cooperative di consumatori si registra complessivamente, dal 2008 al 2017, una riduzione delle riserve di 87 milioni di euro.

 

 

 

 

Performance sociali e nuovi trend delle cooperative associate a Legacoop

 

 Le start-up cooperative e le nuove adesioni

Negli anni della crisi economica è cresciuta l’attenzione di Legacoop Umbria verso gli start-up cooperativi. Delle 150 imprese associate nel 2017, 101 sono le cooperative associate anche nel 2007, mentre 49 sono imprese di nuova adesione. Le nuove adesioni sono in larga parte rappresentate da start-up cooperativi che Legacoop ha supportato nella fase di nascita e sviluppo.

L’analisi delle nuove adesioni permette di comprendere alcune dinamiche di fondo del movimento cooperativo: il crescente ruolo delle cooperative sociali e dell’imprenditorialità sociale a matrice cooperativa; la diffusione della forma cooperativa in ambito culturale, nelle comunicazione e più in generale in tutte le attività collegate all’ industria culturale e creativa; l’emergere delle imprese recuperate dai lavoratori uniti in cooperativa quale risposta alla crisi delle imprese capitalistiche; la diffusione delle cooperative di comunità.

Una parte significativa delle start-up cooperative nate negli ultimi anni sono impegnate in percorsi di rigenerazione urbana e, indipendentemente dai set- tori di intervento, intendono attivare percorsi di sviluppo comunitario.

L’analisi delle nuove adesioni mostra inoltre che in settori tradizionali, come il settore agricolo, il trasporto merci, il trasporto persone e quello multiservizi e dell’ecologia si registra un numero molto ridotto di start-up cooperativi.

 

 

Quasi un terzo delle cooperative associate a Legacoop è formato da imprese che si sono associate dopo il 2007. Queste cooperative sono formate da 5.123 soci e 726 occupati, con un valore della produzione aggregato di 73 milioni di euro. Nel periodo 2008-2017 il numero di occupati nelle cooperative associate a Legacoop è aumentato di 1.208 unità, di cui 61 per cento lavora nelle nuove cooperative.

In sintesi possiamo affermare che le start-up cooperative e le imprese di nuove adesioni hanno un peso importante in termini di numerosità delle imprese associate a Legacoop e dell’incremento del numero degli occupati, mentre assumono un ruolo marginale se consideriamo il valore della produzione aggregato delle cooperative associate a Legacoop.

 

 

 

Le imprese recuperate dai lavoratori

La lunga crisi economica che ha interessato l’Italia e l’Umbria negli ultimi dieci anni ha prodotto profonde ferite nel tessuto produttivo nazionale e regionale. Importanti imprese sono andate in difficoltà, molte sono fallite con gravi conseguenze economiche e sociali per i lavoratori e per i territori in cui erano localizzate.

Una parte di queste imprese andate in crisi sono state salvate dai lavoratori, uniti in forma cooperativa, che da operai si sono trasformati in imprenditori. Al 2014, secondo uno studio realizzato da Euricse, quelle recuperate in Italia erano più di 250 di cui oltre 20 in Umbria.

Queste imprese sono denominate worker buy out espressione che identifica la situazione in cui un’impresa in difficoltà viene rilevata dai suoi ex dipendenti che si riuniscono in cooperativa e investono l’indennità di disoccupazione per rilanciarne la produzione. Una sfida difficile che però, nella grande maggioranza dei casi, ha successo come testimoniano i bassi tassi di default registrati a livello nazionale e regionale.

Legacoop Umbria ha accompagnato i lavoratori che intendono costituire una cooperativa per salvare la propria impresa, mettendo a disposizione dei lavoratori, a titolo gratuito, consulenze specialistiche ed il supporto nel confronto con gli istituti di credito e le società finanziarie specializzate come Coopfond e CFI. Negli ultimi anni importanti imprese manifatturiere e del terziario della nostra regione ce l’hanno fatta riuscendo in questo modo a salvare un patrimonio di competenze e centinaia di posti di lavoro che altri- menti sarebbero andati dispersi.

Questo modello rappresenta un esempio di come sia possibile percorrere nuove strade per tornare a crescere. Dopo anni di crisi economica è sempre più forte l’esigenza di individuare nuove politiche industriali sia in Italia che in Umbria. Per diffondere la pratica delle imprese recuperate è necessario che i lavoratori, le organizzazioni sindacali, i professionisti e le istituzioni considerino la costituzione di una cooperativa formata dagli ex-lavoratori la prima opzione da mettere sul campo e non l’ultima strada da percorrere quando tutte le altre vie non possono più essere intraprese.

 

Le cooperative di comunità

Le cooperative di comunità sono un’alternativa sia all’ impresa capitalistica sia all’ impresa pubblica che poggia su due pilastri: la partecipazione della società civile alla produzione e alla gestione di beni e servizi e il persegui- mento dell’interesse generale per una determinata comunità locale. In Italia queste nuove imprese svolgono un ruolo importante, contribuiscono alla rivitalizzazione di aree rurali, al recupero di aree urbane degradate e sono impegnate nella gestione dei servizi pubblici locali. Questo fenomeno, che sembra essere nuovo, in realtà è molto antico. Infatti già sul finire del diciannovesimo secolo erano diffuse in Italia alcune cooperative agricole, di credito ed elettriche che non perseguivano l’esclusivo interesse dei soci ma il più generale interesse della comunità in cui operavano, garantendo l’accesso ad una pluralità di servizi essenziali a tutti i cittadini. Esemplari sono in questa prospettiva le cooperative energetiche che in Italia, ma anche in Francia ed in Germania, si sono impegnate nell’ elettrificazione di interi villaggi, spesso collocati in aree marginali, garantendo l’accesso alla rete elettrica a tutti gli abitanti del villaggio. Lo studio delle cooperative di comunità permette di affermare che queste imprese possono svolgere un importante ruolo nella rigenerazione urbana, nella rivitalizzazione dei piccoli centri abitati, nel recupero di beni pubblici e privati inutilizzati, nella produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili e più in generale nella gestione di servizi pubblici vitali per le comunità come ad esempio il servizio idrico. In questi ambiti l’emergere di iniziative comunitarie rappresenta una delle innovazioni più interessanti degli ultimi anni, in Italia ed in Umbria. Su questo tema Legacoop Umbria è divenuto un soggetto specializzato, riconosciuto a livello nazionale. Ha collaborato ai principali studi e ricerche sull’argomento ed ha sostenuto la costituzione e lo sviluppo di numerose cooperative di comunità nate sia nelle aree urbane – come ad esempio nel centro storico della città di Perugia – che nella aree rurali.

Esemplare in tal senso è l’esperienza della cooperativa di comunità nata nella Valle Castoriana su iniziativa dei cittadini di quel territorio in seguito al sisma che,  nell’ autunno del 2016, ha colpito le aree appenniniche di Umbria, Marche, Lazio ed Abruzzo. Nella Valle Castoriana, nello specifico a Campi di Norcia, i cittadini dopo il sisma si sono subito organizzati autonomamente ed hanno gestito la fase emergenziale in forma comunitaria. Partendo dalla condivisione della risposta all’ emergenza i cittadini, attraverso la Pro-loco di Campi, hanno immaginato un progetto di ricostruzione economica e sociale della comunità che ha portato alla costituzione dell’impresa sociale Comunità Valle Castoriana.