Tre proposte per il Piano salute mentale

Intervista ad Andrea Bernardoni presidente Legacoopsociali Umbria

Il 30 giugno la Giunta regionale ha preadottato il Piano di azione regionale per la salute mentale, un documento corposo e di ampio respiro che pone le basi per l’innovazione ed il rilancio della rete di servizi per la salute mentale. Un rilancio necessario perché negli anni Duemila l’attenzione verso le persone con disabilità psichiche è progressivamente diminuita, i servizi sono “invecchiati” e il personale sanitario impiegato nella salute mentale diminuito, complessivamente abbiamo vissuto un lento e progressivo arretramento di cui stanno pagando le conseguenze i cittadini più fragili.

Dopo la preadozione del documento la Regione Umbria ha organizzato due incontri partecipativi (il 10 e 14 settembre) con gli enti di Terzo settore durante i quali associazioni, fondazioni e cooperative sociali hanno elaborato proposte per integrare e migliorare il Piano.

Una prima proposta condivisa dagli enti di Terzo settore riguarda le risorse. Nel 2001 la Conferenza delle Regioni ha fissato il target del 5% della spesa sanitaria complessiva da destinare alla salute mentale. Nel 2023, quasi 25 anni dopo, questa spesa in Italia era del 2,63%. L’incremento delle risorse pubbliche è una precondizione per potenziare ed innovare i servizi esistenti, ampliando l’offerta, moltiplicando le sperimentazioni virtuose che in questi anni hanno dato risultati positivi, rendendo i luoghi della salute mentale belli ed accoglienti. Il Piano non contiene dati sulla spesa per la salute mentale in Umbria, per queste ragioni sarebbe opportuno introdurre questi indicatore e fissare l’obiettivo politico di destinare il 5% della spesa sanitaria regionale alla salute mentale. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto in un triennio in modo da mettere a disposizione degli operatori che saranno chiamati ad attuare il Piano risorse economiche aggiuntive rispetto a quelle attuali.

Una seconda proposta interessa il ruolo del Terzo settore. Il Piano attribuisce al Terzo settore il compito di rafforzare ed innovare i servizi di salute mentale ed afferma che le relazioni con il Terzo settore devono essere di tipo collaborativo. Sarà importante nei prossimi mesi dare piena attuazione a questi principi accompagnando le Aziende USL nell’utilizzo degli strumenti collaborativi – co-programmazione e della co-progettazione – così come previsto dal Codice dalla legge regionale N. 2/2023 dedicata all’amministrazione condivisa.

Infine, l’inclusione lavorativa. Il Piano attribuisce grande rilevanza al lavoro per le persone con problemi di salute mentale poiché l’assunzione di un ruolo lavorativo ha un impatto decisivo su diversi fattori, dal reddito alla possibilità di autodeterminare le proprie scelte, dalla partecipazione sociale alla lotta allo stigma. Il lavoro, inoltre, a tutte le persone, assicura identità e riconoscimento sociale.   

In Umbria l’accesso al lavoro, tuttavia, è per pochi. Meno del 15% delle 15.800 persone prese in carico dalla rete dei servizi di salute mentale ha un’occupazione. Il Piano rappresenta un’occasione unica per costruire politiche integrate per il lavoro delle persone fragili. Le leve che possono essere utilizzate sono molteplici: il rafforzamento dei Servizi di Accompagnamento al Lavoro (SAL) e la maggiore integrazione con i servizi di salute mentale; lo sviluppo delle convezioni ex articolo 14 della “Legge Biagi”, strumento che la Giunta Regionale ha reso operativo dall’agosto 2025; e l’utilizzo del pubblic procurement per raggiungere obiettivi sociali. Applicando la legge regionale 2/2024, infatti, le amministrazioni pubbliche regionali possono pubblicare gare di appalto riservate alle imprese che inseriscono al lavoro persone con disabilità e svantaggiate, moltiplicando, senza costi aggiuntivi per le casse pubbliche, le opportunità di lavoro per le persone con problemi di salute mentale.